di Valerio Mattioli
Se persino un soggetto come Pierluigi Diaco (…) ne ha parlato sul suo blog, vuol dire che veramente non ci restano più recinti da scavalcare. Todd P è senza dubbio il promoter più noto e chiacchierato di New York, se non degli USA tout-court: organizza concerti in posti scalcinati e spesso poco consoni ad ospitare scorribande rock, ma soprattutto la sua politica è rigorosamente all-ages, e di fatto questo è il motivo che lo porta a mettere in piedi serate (prevedibilmente affollate di minorenni) in luoghi come pseudosquat all’americana, locali senza licenza, o direttamente sottoscala di amici; il suo campo d’azione privilegiato resta il sottobosco DIY di provenienza underground, il che ai giorni nostri significa gente come Wavves, Zola Jesus e Woods, ma anche Ducktails, Drunkdriver, FNU Ronnies e le miriadi di formazioni che non smettono di affollare la Brooklyn più off.
Due le novità per questa che dopotutto è una piccola icona dei giorni nostri: la prima è che, pare, Todd P si è infine deciso - dopo sette anni di lavanderie, garage e parcheggi - a prendere in mano un posto tutto suo, un vero e proprio club che, nelle intenzioni, dovrebbe stare agli incombenti anni ‘10 come il CBGB’s ai ‘70 - o se proprio non vogliamo esagerare, diciamo almeno come il Tonic al decennio scorso…
La seconda è che quest’estate è finalmente uscito, in via ufficiale, il tanto annunciato “Todd P goes to Austin“, film-documentario che narra l’avventura del newyorchese in quel di Austin, in occasione di un minifestival nato come risposta al celebre SXSW: nel film, esibizioni di - tra gli altri - Matt and Kim, Dan Deacon, Mika Miko, e il ritratto di una generazione Do It Yourself che, in fondo, resta tra le realtà più vivaci del panorama musicale odierno. Qui il trailer:






















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