Ritmi

Alfredo

di Christian Zingales

Nella solita lista degli abitanti dell’olimpo dei DJ un posto d’onore ce l’ha Alfredo. Nato Alfredo Fiorito in Argentina, dove vive fino a 23 anni cominciando a guadagnarsi i primi soldi come giornalista musicale, nel 1976 si trasferisce in Spagna, dove nel giro di pochi mesi finisce nell’isola che marchierà a fuoco la sua vita, Ibiza. Lì l’anno dopo nasce suo figlio. Inizialmente vive facendo diversi lavori, lo stilista, il fabbricatore di candele, il postino, il barman. È lavorando in un bar al porto di Ibiza chiamato Bebop che recupera la sua passione per la musica e si improvvisa DJ. In poco tempo quei set di rara intensità diventano un richiamo nell’isola e viene contattato per suonare all’Amnesia. Sarà subito storia. L’Amnesia, allora appuntamento underground per intenditori, diventa grazie a Alfredo un club-tempio. In tre anni, dall’83 all’86, costruisce qualcosa che esploderà nella mitologica summer of love dell’88, creando quello che verrà definito balearic beat con una miscela supereclettica di ogni tipo di musica, anche non necessariamente dance, sempre però connotata dalle tinte magico-mediterranee dell’isola, in un cortocircuito che porterà a incontrare un background tra l’hippy e il bohemienne – dal rock al soul al jazz alla classica - con i nuovi suoni elettronici dell’house che arrivava da Chicago e della trance europea. DJ inglesi come Andy Weatherall e Paul Oakenfold, muoveranno i loro primi passi sull’imprinting magico del romantico, ipnotico eclettismo di Alfredo. Il quale diventerà un pilastro della Ibiza classica, e continuerà a essere un’oasi artistica in quella inflazionata e turistica dei nostri giorni, suonando negli anni in tutti gli appuntamenti chiave, dal Manumission dei ’90 all’ultimo Space. Tra le testimonianze discografiche del suo stile DJistico il sacro doppio set-doppio CD “The Original Sound Of Ibiza” uscito un paio di anni fa, fatto di sensuali vinili fruscianti, il primo disco il perfetto tramonto, da Henri Mancini agli Art Of Noise passando per Timmy Thomas e Antena, il secondo un bel saggio chicagoano. Più recente il doppio CD “We Love Space Sundays 08” dove un set è curato da un Alfredo in versione house, con classici ibizenchi old-skool come Leftfield e Ramirez, e nuovi come Scott Grooves e Henrik Schwarz & Amampondo.

Nel video vedete Ibiza fotografata quest’anno, nei preparativi dell’estate 2009, e Alfredo catturato nel suo habitat naturale.

We Love… The Buildup 2009 - Part 1 from We Love on Vimeo.

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Waves

Sébastien Tellier - nuovo video e vecchia sonatina…

di Christian Zingales

Cantautore ombroso ma dinamico, schivo ma piacione, due album ben strutturati come “L’incroyable verité” (2001) e “Politics” (2005) all’attivo, icona del perfetto post-french touch con le antenne sintonizzate sul crossover estetico tanto da essere co-autore e musicista in una dance track tipicamente off come Stunt di Mr. Oizo, e da figurare come uno degli artisti preferiti dai Daft Punk, che per la colonna sonora dello splendido loro film “Electroma” hanno rotto l’equilibrio di una scaletta tutta rigorosamente pre-1975 solo per la sua Universe, ora Sebastien Tellier pubblica un disco ambizioso fin dal titolo, “Sexuality”, fin dal titolo programmaticamente pop. Un terzo album che ha parecchi riflettori puntati se non altro per il fatto che è interamente prodotto proprio da una metà dei Daft Punk, Guy Manuel De Homem-Christo. Chi conosce le derive meno dance dei Le Knight Club, il progetto parallelo di Guy Manuel, costituito storicamente con Eric Chedeville, ritroverà il canovaccio di un uso dell’elettronica umoralmente pop, l’immagine del ricordo del pop a essere precisi, un impasto febbrile e impassibile di tessuti sintetici ’80 e primaverili suggestioni ’60, un miraggio di cosmetiche ’70 e epica terminale da ’90. Un’architettura sonora che va a stagliarsi in un lavoro che è sì uno dei più deliziosi giochi sul pop intercettati di recente ma è anche un chiaroscurale incrocio di inquietudini e approssimazioni di colori, una splendida operina illustrata nella sua natura concettuale dallo stesso Tellier che parla di “amore come chiave per accedere alla sessualità” ma anche di “sesso puro” e ambientazioni porno, cita Kubrick e evoca il paradiso, ancora disquisisce di amore e violenza e poi guarda, in un afflato europeista, alla Germania e all’Italia, parla di innocenza e insegue il grande ideale gainsbourghiano, sancendo infine il disco come una sorta di erotica piattaforma r’n’b, ma gestita con un taglio intellettuale all’europea, senza la sbrigatività dozzinale delle produzioni americane. Un disco che si conquista da subito la sua aura di grande piccolo culto per un domani vicinissimo, con il palpitante retaggio di imperfezioni tra l’umano e il robotico, le proiezioni di un disegno artistico vivace che incrocia romanticismi euro-trance e torbidi tratti soul, opera all’italiana (vedi l’incredibile Manty) e electro-pop, Beach Boys e rapide puntualizzazioni sull’indie-rock. Come succedeva tra fine ’90 e primi 2000, e poi sempre più difficilmente, uno di quei momenti in cui il passato ci coglie impreparati, perché arriva dal futuro. Messa così è una banalità, ma è come essere sorpresi da uno specchio, con compiaciuto spavento.

[da BU#119]

Il nuovo video tratto da “Sexuality” è Roche.

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News

NAKED PRESS#8 - La rassegna stampa di Naked Brunch

di Massimo Balducci

La stampa, la musica e l’estate: tra G8 e funerali di Michael Jackson (più Mina e Battisti)

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Rock & Pop

EL-GHOR - “Monsieur Paul”

di Enrico Veronese

Se ci fossero ancora le frontiere avrebbero il timbro sul passaporto da un pezzo. Quindi in era Schengen dovrebbe essere più facile l’emersione continentale per questo quartetto campano che riprende e amplifica la convincente prova offerta con “Dada danzè”: l’ottima dizione francese di Luigi Cozzolino inquadra un filo che si è fatto uniforme, causa ed effetto di una personalità di gruppo messa a fuoco tra vari contorni. Dall’iniziale Monsieur Paul che il brioso violino centrale situa fra i Louise Attaque e i Grimoon più rock ai nervosismi Ulan Bator di J’arrive a voir, dalle tentazioni matematiche di Miss Marianne improvvisamente liquida al desert rock rodeo tortoisiano di Rien n’est parfait l’ispirazione Anni Novanta è più che visibile, senza che possa ravvisarsi del manierismo. Divertissement come il carillon (del dolore) su Mémoire aide moi, il Tiersen drama di Cucù-tète, la frenetica Laisse nous la mer e una Qu’est-ce que vous voulez? che parte tardi ma parte –ma dove arriva se parte, sempre ammesso che parte- offrono ulteriori spettri di lettura a ricordare storici album dei vari L’Enfance Rouge e Venus. Da una regione che in materia ha già sfornato gli …a Toys Orchestra, un nome da appuntarsi e cerchiare più volte, perché quello che prima era bene ora è benissimo.

(Recensione a Mercì cucù“, CD Seahorse/Suonivisioni, apparsa su BU#131, aprile 2009)

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Spot On

GANG GANG DANCE

di Luca Collepiccolo

Estate, tempo di festival: i Gang Gang Dance saranno in giro per tre continenti (Europa compresa) a esportare il lato più artistoide del Brooklyn Sound. Ancora tutta da confermare la loro calata in Italia a settembre, dopo che già la loro presenza al festival romano Dissonanze saltò a causa di un incendio al loro equipaggiamento… More info soon. Di seguito, una piccola panoramica di quello che la formazione newyorchese ha  rappresentato (e continua a rappresentare) per la musica alternative anni 2000. Gli estratti video provengono dal dvd+cd “Retina Riddim“.

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Report

MIODI FESTIVAL SPECIAL

Un piccolo speciale - segnalatoci dagli autori Nicola Zurlo e Riccardo Rossi - sul MI ODI, festival svoltosi il 10 giugno a Milano, e concepito come nemesi del più celebre MI AMI. Se quest’ultimo è il “festival della musica bella e dei baci”, il MI ODI è dedicato a “metal, hardcore, sperimentazione bruta e tutta la gente che rimane fuori dalle feste che (non) contano”… Sul palco, nomi come Zu, Morkobot, Cripple Bastards, Inferno, OvO, Xabier Iriondo, e tanti altri.

Nel filmato, interviste a Teo Segale (che ha organizzato l’evento), Bruno Dorella (OvO), e pubblico sparso. Buona visione.

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News

NAKED PRESS#7 - La rassegna stampa di Naked Brunch

di Massimo Balducci

La stampa, la musica, e Michael Jackson.

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Rock & Pop

OFFLAGA DISCO PAX - I dischi dell’isola deserta (+ nuovo video)

[Da "The Desert Island Records" a cura di Stefano I. Bianchi e Christian Zingales ("I Libri di Harry #10", 384 pagine, 17.00€).]

Naufragare in tre costituisce un indubbio vantaggio. Ma se il numero non è sufficiente per interminabili partite a carte nei giochi di coppia, rappresenta almeno la scusa per triplicare le possibilità di ascolto nell’ipotesi che l’atollo sia sprovvisto di tutto tranne che di uno stereo e di alcuni diffusori. Il pantheon degli Offlaga è per un terzo italiano e per la totalità si rivolge ad esempi almeno decennali: i pronostici davano per confinati anche Diaframma, Einstuerzende Neubauten, Maria Taylor, Bauhaus, This Heat o Primal Scream. Non è strano che, di tutto il ben di dio chiamato a correità, “Bachelite” dichiari solamente -e neppure vi si esaurisce- la mai celata vicinanza di spirito col binomio Ian Curtis/shoegaze: è il segno che la seconda release dei reggiani suona ancora più personale, coesa e omogenea dell’apripista “Socialismo tascabile”, e che i patres vi sbiadiscono dentro dalla propria cornice non appena i pionieri liquidano, in tempo ragionevole ma breve (“Loveless” senza rivali), l’annosa faccenda delle radici.

Enrico Veronese

MAX COLLINI (voce, testi, ideologia a bassa intensità)

Lucio Battisti – “Don Giovanni” (1986)

Nel pieno di una giovinezza devota alla militanza piccista scopro su l’Unità che Michele Serra ha sdoganato Lucio Battisti, forse grazie all’allontanamento di Rapetti dopo vent’anni di accoppiamenti miliardari. Ai testi adesso un poetastro del movimento romano, la “duchesca” Pasquale Panella, le cui audaci strampalataggini paiono avere ancora “risvolti umani”. Il risultato è un miracolo oggi perfetto per una spiaggia disabitata dove in attesa della discesa dal cielo di Evangeline Lilly potrei, “costeggiando i lungomai”, cantare a squarciagola “non penso quindi tu sei”. Tanto non sente nessuno. Oppure imparare a memoria l’onomastica squinternata e gaudente di Equivoci Amici, in cui sempre la trionferà Cassiodoro Vicinetti.

CCCP Fedeli alla linea – “Socialismo e Barbarie” (1987)

GLF e soci si affacciano ad un “quarto al benessere” con il contratto Virgin che consoliderà l’immortale “Fedeli alla lira” affibbiato loro da qualche sparuto scontento. L’attitudine a me pareva (e pare ancora) ugualmente battagliera e ad ogni riascolto intatta e sufficiente, in caso di naufragio, ad autorizzare la collettivizzazione immediata degli alberi da frutto ed altri eventuali generi di conforto. A trent’anni incendiari, tra inni cirillici e messe in latino. E “a mali estremi, estremi estremi”. Speriamo che su st’isola deserta arrivi presto il fantasma di Najibullah, che così nazionalizziamo anche qui pietre e greggi. (Pecore, non idrocarburi…)

Husker Du – “Candy Apple Grey” (1986)

Ogni volta che sento Don’t Want To Know If You Are Lonely pur non capendo quasi un tubo del testo in inglese capisco però che amo di più la voce (emo?) di Grant Hart che quella gratinata di Bob Mould. Eroi incompromessi di una stagione irripetibile, si sono persi per un soffio il treno di una vita sciogliendosi un attimo prima dell’epoca in cui son poi passati altri ad incassare al loro posto. All’istituto per geometri un mio compagno di classe passò dalla darkwave all’hardcore in un lampo, giurandomi che “Zen Arcade” era meglio. Ora ascolta solo musica da camera e appena torno da questo eremo sperduto vado a farmi prestare in via definitiva i suoi vinili dei Wretched e degli Indigesti, che secondo me a casa ha bisogno di spazio.

DANIELE CARRETTI (chitarra, basso, piano, mutuo quinquennale)

Scisma - “Armstrong”

Red House Painters - “Down Colourful Hill”

Slowdive - “Souvlaki”

Direi che suddividere la vita sull’isola in base alle fasi del giorno non sia cattiva idea… la mattina la dedicherei all’ascolto di “Armstrong” degli Scisma. Raffinate tessiture di suoni e voci, testi pieni di tutto quello che c’è in un quieto vivere. Semplicemente bellissimo e senza tempo. Per me.

Al pomeriggio, visto che con ogni probabilità l’Isola deserta sarà in prossimità dell’equatore e il sole non smetterà facilmente di infastidirmi, ascolterei “Down Colourful Hill” dei Red House Painters, per ricordarmi di come sarebbe bello un paesaggio autunnale. Un disco pieno di echi lontani, un sottofondo di chitarre acustiche ed elettriche disturbate che lasciano spazio ad una voce incredibile… un disco di abbandoni, con canzoni quasi disordinate nella loro struttura ma incredibilmente limpide. Uno di quei dischi che difficilmente riesco a togliere dal lettore.

Sul calare della sera credo sia indispensabile “Souvlaki” degli Slowdive. Suoni eterei e lontani, echi e distorsioni impalpabili, voci legate tra loro che si confondono con gli strumenti. Uno di quei dischi di cui mi sono innamorato al primo ascolto, senza scampo e senza tempo. Tutto quello che avrei voluto essere e suonare. Tutto quello che mi ricorda la notte.

ENRICO FONTANELLI (tastiere, moog, casio, pianoforte, basso, chitarre, premeditazioni grafiche, pensiero debole)

Ok, sono su un’isola deserta che deserta non è vista la compagnia, e ho solo tre dischi a disposizione, con esili speranze di appoggiarmi alle mini-discoteche altrui. Tortura? La scelta è di una difficoltà folle, mi rendo conto stupito che è il cuore a spodestare il cervello dal timone. Sono cresciuto tra i dischi di due fratelli maggiori, ancora oggi dell’idea di avere creato un mostro. Quindi la prima scelta ricade su di un rappresentante di quella discografia che da piccolo solitamente seduto sul pavimento mi divertivo a spulciare in loro assenza, per ascoltare o anche solo studiare le copertine. Ne esce vincitore uno dei pochi ascolti sopravvissuti negli anni da allora, un disco che adoro cantare e perché no, al risveglio.

The Smiths – “The Queen is Dead” (Rough Trade)

C’è stato un periodo in cui, attorno ai 16 anni, post “Nevermind”, dopo l’attacco settimanale alla diligenza/portafogli della mamma partivo in tram alla volta del negozio di cui Daniele è oggi commesso. Non sempre le idee erano chiare e vista la mole di titoli, presi l’abitudine di scegliere in base alla copertina e inutile precisarlo, la creatività delle produzioni indipendenti l’aveva vinta, sempre. In questa campeggia la foto targata 67 di un bambino di spalle intento ad ispezionare un water… Ricorda qualcosa? Un altro disco passato indenne dal walkman all’i-pod, e di nuovo un disco che amo cantare (sull’isola cercheranno di zittirmi, prima o poi).

Sebadoh – “Bakesale” (Sub Pop)

Cervello e cuore se le stanno dando si santa ragione. Sull’autore nulla da dire, di album ne hanno scritti due e uno di questi è il mio preferito di sempre, ovviamente non svelo quale. Vince Cuore, di nuovo, perché la primissima volta è stata con Warsaw, poi presa una pausa di riflessione fu Transmission, punto di non ritorno definitivo. Alla versione in cassetta (mio fratello la comprò durante la leva) preferisco quella in cd con quelle che “B-sides si fa per dire”, These Days su tutte.

Joy Division – “Substance Factory” (cd)

A tutti quelli che ho lasciato a casa un messaggio… venite a salvarmi al più presto!!

(Ehm, Collini, torna in te, “Socialismo e Barbarie” noooooooooooo!!………)

OFFLAGA DISCO PAX

My Bloody Valentine – “Loveless” (1991)

MAX: Oh, mi portate con voi a vederli a Londra o pensate di lasciarmi qui al mare a marcire d’invidia?

DANIELE: Scopro questo disco troppo tardi (o forse troppo presto, chissà) e da allora la mia visione della musica non è più stata la stessa. Dalla prima nota incredibile… alcuni tra i brani più belli di sempre, un disco dove tutto è perfettamente fuso ed equilibrato, un muro di suono senza scampo… da rimanere senza parole.

ENRICO: My Bloody, Slowdive… e se fossimo senza scarpe?

* * *

E infine, la nuova versione appositamente per la Rete e visibile solo sul web del singolo Onomastica, versione più lunga di quella già vista su MTV e All Music.

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News

NAKED PRESS#6 - La rassegna stampa di Naked Brunch

di Massimo Balducci

La stampa, la crisi, i Depeche Mode e la musica.

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Ritmi

DRAMA - Die Jugend

di Christian Zingales

Il percorso del pistoiese Marco Monfardini parte insieme a Mirco Magnani, dal pionierismo new-wave negli anni ‘80 con i Minox ai ‘90 di etichette come la Suite Inc. e Suitevision, dalle collaborazioni con Steven Brown dei Tuxedomoon e Lydia Lunch a quelle con Murcof, Nobukazu Takemura e Gentle People. Da qualche tempo si sta dedicando a una serie di progetti solisti, tra musica, video e installazioni, il principale dei quali è Drama, lanciato nel 2000 con un DJ set per grammofoni, a dare l’imprinting per un viaggio che sviscera alcune delle sue più grandi influenze, il futurismo, l’espressionismo, Dalì, Artaud, Cocteau, tanti fantasmi del primo Novecento. Come dimostra il sibilo di Die Jugend.

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Altrisuoni

Improved Learning Rate: Francesco Cusa (e Cane CapoVolto)

di Enrico Bettinello

E’ imprevedibile il batterista siciliano Francesco Cusa, fondatore e mente del collettivo/etichetta Improvvisatore Involontario, corpo estraneo davvero fastidioso nel cuore delle pur piccole convinzioni musicali tricolori che Cusa stesso a Blow Up ha definito “una setta i cui obbiettivi sono celati ai più. Esistono dei riferimenti di facciata, quali quelli relativi alle musiche ed ai suoni della contemporaneità, alle arti visive in genere compreso il voyeurismo, alle scienze della comunicazione ecc. Non si escludono per l’immediato futuro le aperture di sezioni dedite al tip tap, alla riscoperta del gioco del Going ed alle tecniche dell’abigeato”.

Leader di band ad alto tasse creativo come Skrunch, Switters, Nursery Four o dello splendido progetto orchestrale Naked Musicians, Cusa ha spesso lavorato con il video, sonorizzando Buster Keaton o contribuendo al dvd “Antivatican Coalition against The Hippies Resistance”, ma anche, come in questo caso, collaborando con il collettivo Cane CapoVolto.

#1

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NAKED PRESS#5 - La rassegna stampa di Naked Brunch

di Massimo Balducci

La stampa, Gheddafi e la musica.


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Interviste

THE ESSENCE OF BEATRICE ANTOLINI

Intervista e report di Marco Giappichini per NoNèCHiaroPRod/gi.

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Videos, Waves

BLANK DOGS - Setting Fire To Your House

di Valerio Mattioli

Il nuovo album di Mike Sniper, meglio noto come Blank Dogs, si intitola “Under and Under“, esce su In The Red, e lo trovate recensito sul numero di questo mese di Blow Up. Dal singolo Setting Fire To Your House è stato tratto un video diretto da Jacqueline Castel, che ricorda tanto le vecchie performance dei fu Forcefield (notare i costumi…) in salsa cartoon/noir.

Per l’occasione, vi rimandiamo anche all’articolo/intervista allo stesso Sniper comparsa sul numero 125 del giornale (ottobre 2008); oltre che del non più tanto misterioso uomo mascherato, si parlava anche di un manipolo di formazioni - dai Times New Viking ai Factums, dagli Psychedelic Horseshit a Pink Reason, con brevi excursus su Zola Jesus, Tyvek, FNU Ronnies e tanti altri - che ancora continuano ad agitare le acque di un underground USA vivace come non mai…

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Rock & Pop, Videos

CASADOR - The Puritans

Ci scrive Alessandro Raina/Casador:

“The Puritans è il primo video ufficiale di Casador, diretto da Elisa Fabris.

E’ il diario di un viaggio fatto gli ultimi giorni del 2008 dai colori di Djerba (Tunisia) risalendo fino alle montagne innevate del Friuli, passando da scenari desertici e solari ai ghiacci delle foreste. Ovunque abbiamo trovato immagini che sembravano fatte apposta per la musica, senza bisogno di una sceneggiatura.

Elisa Fabris è una giovane regista/pittrice, tanto schiva quanto ispirata. Nella sua visione si fondono un uso molto crudo del super 8 a reminescenze dello stile di Sarah Moon e Jane Champion. The Puritans è il suo primo video musicale.”

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