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13 Monsters And A Couple Of Madmen: LIGHTNING BOLT live @ Torino, 26/5/2009

di Roberto Canella

Dispiace un po’ per gli Zu, che hanno fatto un’esibizione praticamente impeccabile - partita in sordina ma in grado poi di convincere anche i più scettici - perché chi è venuto allo Spazio 211 l’ha fatto per un solo motivo. Vero, i Lightning Bolt si erano già visti in Italia ma sempre troppo poco e quest’unica data torinese ha richiamato gente anche da fuori città. Gli Zu sono senza dubbio all’apice creativo della loro carriera e le note del loro ultimo pezzo sono ancora (letteralmente) nell’aria quando dal fondo del locale parte un colpo di rullante. È Brian Chippendale che dà inizio all’adunata. In pochi secondi si crea una massa intorno al magnifico duo e chi tardi arriva male alloggia.

A meno che non si decida di rischiare le ossa e d’immergersi nel pogo che parte appena le isteriche geometrie dei Lighning Bolt prendono corpo. Se si è pronti a rischiare in questo modo si arriva comodamente in prima fila, a pochi centimetri dei piatti della batteria che Chippendale percuote come se volesse farla volare per aria con tutto il resto. Nel frattempo, conosciuti intimamente più uomini di quanto mai avessi voluto fare in tutta una vita, non resta che immergermi nel maesltröm che del resto avvolge già tutti i presenti, pure quelli che seguono a distanza di sicurezza. Tutt’intorno invece la gente se ne sta dove ha trovato posto, in fila e in equilibrio sui davanzali, su qualunque ripiano possibile e immaginabile tenendosi appesi in qualche modo al soffitto, pur di vedere i due all’opera.

Credeteci: per quanti video si siano visti dei Lightning Bolt, da quelli contenuti nel dvd “The Power of Salad and Milkshakes” alla vagonata di quelli disponibili su YouTube, l’esperienza reale è tutt’altra cosa. Forse vale per tutto (e per tutte le musiche) ma per il gruppo di Providence in particolare. Brian Gibson se ne sta immobile ai confini del campo visivo chino sul suo basso e sui suoi pedali al riparo (o minacciato?) da una muraglia di casse alle sue spalle, mentre dall’altro lato Chippendale sembra invece tarantolato, si schianta sulle pelli imbacuccato dalla sua classica maschera multicolore mentre mugugna e canticchia col solito microfono cacciato in gola. Come poli opposti i due si attraggono e sono necessari l’uno all’altro per dare vita alla macumba noise-rock che tanto li ha resi celebri. Saccheggiati soprattutto gli ultimi due album, fa sempre effetto vedere come una formula che – diciamoci la verità - ormai mostra un po’ la corda, stia ancora in piedi e, anzi, a barcollare siano fenomeni nati dopo e marciti prima del tempo.

In grado di influenzare più gruppi di quanto s’immagini, i Lightning Bolt tengono fede alla propria fama di band schiacciasassi che dal vivo fa più proseliti che su disco. Raramente un basso e una batteria hanno saputo spostare più in là il concetto di rumore ma anche di divertimento, perché ogni concerto è un piccolo evento, come dimostra la scenetta finale di Chippendale che sale sul suo seggiolino con un enorme fiore di plastica fra le mani, lo fa ruotare sopra la testa puntandocelo contro e ci benedice con dei grugniti bestiali. Poi scende e se ne va come se non fosse successo niente di tutto questo.

13 Monsters video, by Paper Rad:

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